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La questua
di BlackHoleSun

Curzio Maltese, editorialista di Repubblica, ordina ne La questua, quanto costa la Chiesa agli italiani gli articoli già apparsi nel 2007 sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Va subito detto che il giornalista/autore s’è sforzato di condurre l’inchiesta senza cedere all’anticlericalismo a priori. Insomma, senza abbaiare al vento, ma solo snocciolando numeri che, anche se spesso citati prudentemente per difetto, appaiono sconvolgenti.

Uno dei dati più agghiaccianti, tanto per citare solo un piccolo esempio, è che soltanto il 7-8% dell’otto per mille viene destinato dalla Cei alla carità internazionale, scandaloso proprio perché è sulle disgrazie del Terzo Mondo che si basano le massicce campagne mediatiche (la campagna del 2005 è costata alla Chiesa nove milioni di euro, il triplo di quanto la stessa ha devoluto alle vittime dello Tsunami). Sono soldi nostri, o meglio, tolti quelli che li donano volontariamente, sono anche soldi nostri che lì vanno a finire per mancata espressione di preferenza.

L’otto per mille è solo la punta dell’iceberg: agevolazioni fiscali, assoluta impunità e oneri nascosti che gravano sul contribuente italiano, a sua insaputa. È questo il vero scandalo.

Le repliche degli organi di stampa vaticani fanno un po’ ridere, considerando che si basano su distinzioni d’etichetta del tipo la “Cei non è il Vaticano” e simili. Il dato centrale è che fare i conti in tasca alla Chiesa è pressoché impossibile, dalla Donazione di Costantino, passando per la Breccia di porta Pia, fino al Concordato fascista e all’otto per mille di Craxi, non si riesce a fare luce perché le mura vaticane sono praticamente inespugnabili.

Una religione che si autoproclama universale dovrebbe essere un esempio di trasparenza.

Ma di questo a noialtri italiani non importa, impegnati come siamo a spiare nel buco della serratura altrui, credendo di godere di questo voyeurismo mediatico, mentre in effetti a farci raggiungere l’orgasmo è la realtà che ci prende da dietro. A sciogliere il “nodo Chiesa” abbiamo rinunciato già da un pezzo, credendo d’aver conquistato la nostra democrazia privata pagandola a rate. E fa bene Maltese a scrivere:

Sono convinto del principio che uno stato o è laico o non è democratico.

È un’evidenza. E la laicità dello Stato non dovrebbe essere un sogno proibito. Zapatero, chiudendo in questi giorni il congresso del Psoe ha insistito sull’affermazione dei valori laici contro i privilegi di cui la Chiesa gode bucando la carta costituzionale spagnola. E non sono solo parole: lo scorso anno il suo governo ha istituito l’insegnamento della “educazione alla cittadinanza”, provocando l’irritazione del clero che non gradisce concorrenza all’ora di religione (a proposito provate a chiedervi quanto ci costa e quanto sia effettivamente utile quest’insegnamento nella nostra penisola). Per non parlare poi di tutto quanto ha già fatto il leader socialista spagnolo. Ma non buttiamoci sul suo carrozzone, è troppo facile.

Quel che resta sono segnali e/o speranze, chissà. Ciò che è sotto i nostri occhi è la spaventosa ovvietà del quotidiano: da Padre Pio riesumato tour operator alle spettacolari ingerenze della Chiesa nello Stato italiano.

Tornando al libro di Maltese, mantenere il focus sull’economia della Chiesa, potrebbe essere una valida via al laicismo tanto agognato, senza cedere a battaglie ideologiche e di principio, perché la Chiesa su questo campo è imbattibile. È la storia a dimostrarlo.

Qui non c’entra la fede, c’è il soldo, sempre lui, a farla da padrone in mezzo agli uomini, sia che essi vestano giacca e cravatta o un abito talare, a segnare i destini anche di chi i vestiti non ce l’ha e muore spezzato in due da un raccoglitore di stracci della Caritas.

COMMENTI

volendo fare il nazi di turno, lo stato vaticano è un inquilino straniero abusivo che ci deruba: espatriamolo! Padroni a casa nostra!

Evertrip, 8 settembre 2008, 13:10

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