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Il Manifesto della Società Internazionale Necronautica
di X

Il manifesto dell’INS (Società Necronautica Internazionale) pubblicato qui di seguito è una di quelle imprese artistiche in cui capita di imbattersi per caso e davanti a cui non si può fare a meno di provare subito una incondizionata ammirazione (e un pizzico di sana invidia per l’idea). Una provocazione ma non solo, firmata dallo scrittore inglese Tom McCarthy nel 1999 e presto accolta da un gruppo di sostenitori che gli hanno permesso di tirare su una vera e propria struttura organizzativa, promotrice di eventi e con base su entrambe le sponde della Manica. Al Primo Comitato dell’INS si affianca un Ispettorato di stanza a Berlino (proclamata capitale mondiale della morte) e tutta una serie di unità: un Dipartimento della Propaganda, un ingegnere ambientale, un cartografo, un filosofo e un recensore di necrologi.
Su licenza dell'autore, pubblichiamo su queste pagine la prima traduzione italiana del documento.

Noi, il Primo Comitato della Società Necronautica Internazionale, dichiariamo quanto segue:

1. Che la morte è un tipo di spazio che noi intendiamo mappare, percorrere, colonizzare e, eventualmente, popolare.

2. Che non esiste bellezza senza la morte, la sua immanenza. Canteremo la bellezza della morte - cioè la bellezza.

3. Che noi ci faremo carico, come missione, di portare la morte per il mondo. Tracceremo tutte le sue forme ed espressioni nei media: nella letteratura e nell'arte, dove è più appariscente; ma anche nella scienza e nella cultura, dove si aggira furtivamente, sommersa, ma non meno potente per l'offuscamento. Tenteremo di intercettare le sue frequenze - dalla radio, internet e tutti i siti dove sono attivi i suoi processi e avatar. Nel quotidiano, a un livello non inferiore, opera la morte: lavora negli incidenti d'auto sia realizzati che evitati per un pelo; nei carri e nelle pompe funebri, sulle corone di fiori, nei frigoriferi dei macellai e nelle urne cinerarie. La morte si aggira per i nostri appartamenti, attraverso gli schermi delle nostre televisioni, i cavi e le tubature nei nostri muri, nei nostri sogni. I nostri corpi non sono altro che un veicolo che ci conduce ineluttabilmente alla morte. Siamo già tutti necronauti, per sempre.

4. Il nostro fine ultimo sarà la costruzione di un'imbarcazione [1] che ci trasporterà alla morte in un modo che ci consentirà, se non di vivere, allora se non altro di persistere. Con carestie, guerre, malattie e impatti asteroidali a minacciare a una velocità crescente il passaggio universale all'oblio, l'unica possibilità di sopravvivere per l'umanità risiede nella sua abilità, sebbene non ancora sintetizzata, di morire di nuove morti immaginifiche. Consegnamoci completamente alla morte, non con disperazione ma rigorosamente, creativamente, occhi e bocca aperti e pronti ad essere colmati dalle profonde voragini dell'Ignoto.

[1] Questo termine deve essere inteso nell'accezione più versatile possibile. Può designare un insieme di comportamenti, come l'usurpazione delle identità di persone morte, lo sviluppo di codici genetici o semantici specificamente adattati sulla base della raccolta meticolosa di dati attinenti a certe morti specifiche, la riabilitazione del sacrificio come un rito sociale accettato, il perfezionamento, la brevettazione e la distribuzione sistematica di Thanadrine[TM], o proprio la costruzione di una vera imbarcazione - tutti progetti correntemente all'attenzione del Primo Comitato.

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