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Conflitti, incubi e traiettorie superluminali
Per Samb Modou e Diop Mor.

Nuova tappa del nostro viaggio attraverso la galassia dell’immaginario. Ancora l’attesa è stata più lunga rispetto ai nostri propositi, ma confidiamo che l’offerta vi ripaghi per la pazienza.
Per i nostri sogni, il ritardo è stato provvidenziale. Se le verifiche in corso dovessero confermare la notizia che a settembre è rimbalzata dai laboratori del Gran Sasso sui media di tutto il mondo, questo potrebbe diventare il primo numero di un’ipotetica era superluminale. L’esperimento OPERA, frutto di una collaborazione tra il Cern e l’Infn, avrebbe infatti rilevato neutrini capaci di viaggiare a una velocità superiore rispetto al limite della luce. Quante visioni evoca questa idea nel ricordo del lettore di fantascienza? Motori iperluce, ansible, teletrasporto, macchine del tempo… Certo, si tratta di espedienti narrativi utili alla costruzione di una situazione drammatica o anche solo pretesti da sfruttare per giustificare i presupposti di un universo di fantasia, ma insomma rivendichiamo il diritto di sognare. Se la frattura tra le due culture denunciata da C.P. Snow nel 1959 non avesse continuato a imperversare, forse ci saremmo risparmiati un’ondata di stupore sensazionalistico che ha superato i limiti del ridicolo, facendo il giro del mondo.
La scienza è altro da proclami, trovate fantasmagoriche e anatemi terrorizzati, prima di tutto metodo, affinato per condurre l’inseguimento della conoscenza, attività che solo a un approccio superficiale può essere scambiata con una corsa automobilistica per misurare le prestazioni di due motori. E chi, attraverso l’immaginario della fantascienza, ne ha assimilato le basi avrà saputo apprezzare la notizia per le conseguenze che potrebbe apportare nella nostra comprensione dei processi del cosmo, piuttosto che per le eventuali ricadute economiche per i soliti pochi.

La frattura tra cultura umanistica e scientifica purtroppo si ripercuote anche nell’approccio che autori di spicco della nostra industria culturale, capaci di dimostrare sensibilità e talento inusuali nell’ambito del mainstream, riservano ai generi fantastici. Sembra che in ogni contesto debbano essere rimarcate differenze e distinguo, piuttosto che i valori di cui si è fatto tesoro. Questa fuga dalla convergenza (nel nome di una literary fiction dal marketing fin troppo attento: forse, il genere più “costruito” del momento) presuppone un intrinseco vizio di forma: che si possa aspirare all’originalità senza necessariamente conoscere la storia, che basti ignorare oppure occultare le prove per obliterare un’ascendenza e smarcarsi dal suo influsso.
Siamo dalle parti di un’annosa querelle, quella sulla rilevanza dei generi. In questo momento particolare siamo tenuti a ricordare l’importanza della memoria storica e la necessità della sua difesa a oltranza: anche come scelta politica, in ogni campo della vita quotidiana, culturale e sociale. Uniformarsi nella cultura al modello imperante, dichiarare di attingere alle cosiddette “letterature di nicchia” per sfruttarne le risorse senza riconoscerne la solidità storica, è un atto fin troppo affine alle pratiche consolidate del modello sociopolitico che si vorrebbe combattere.

Aggiungiamo che, in quel Nordamerica che ha da sempre incarnato miti e speranze culturali di progresso nella qualità della vita, è cospicua la presenza di autori e autrici del fantastico e della fantascienza nella mobilitazione degli intellettuali a fianco del movimento Occupy Wall Street. Come sempre, la scrittura “di genere” non manca di rivolgere il suo sguardo critico alla società, alla politica e all’economia.
Salvo omissioni in una verifica della lista nel sito http://occupywriters.com fatta ai primi di dicembre (dunque il numero potrebbe essere cresciuto), particolarmente compatto è il gruppo delle scrittrici SF: mai come ora, la coincidenza linguistica nell’italiano “genere” delle parole inglesi gender e genre ci pare istruttiva e cruciale: Eleanor Arnason, Karen Joy Fowler, Sally Miller Gearhart, Sylvia Kelso, Ursula K. Le Guin, Vonda N. McIntyre, Marta Randall, Kit Reed, Pamela Sargent, Connie Willis, Pamela Zoline.
Con loro, Michael Bishop, Michael Capobianco, Samuel R. Delany, William Gibson, Tom Maddox, Kim Stanley Robinson, Lucius Shepard, John Shirley, Douglas Smith, Melinda Snodgrass, Jack Womack, George Zebrowski.
In altre vesti professionali, Margaret Killjoy che ha dato una versione politica dello steampunk, l’editor Patrick Nielsen Hayden e la ex editor (ora poetessa di primissimo rilievo) Marilyn Hacker, e saggisti/e che hanno intersecato i confini della SF come Judith Butler, Andrew Ross, Douglas Rushkoff.
Sul lato fantastico (ma molti nomi hanno pieno titolo per appartenere a entrambe le liste): Peter Beagle, Kelley Eskridge, Tanya Huff, Jay Lake, Kelly Link, China Miéville, Laura Resnick, Tamora Pierce, Patrick Rothfuss, Lilith Saintcrow (sì, anche un’autrice di vituperati paranormal romance), Paul Tremblay, Martha Wells.
Non dimentichiamo, per un esordio meritevole di rilettura, Salman Rushdie, così come (anche se qualcuno più spocchioso di noi urlerebbe contro l’inclusione nel “genere”) Margaret Atwood, Christopher Moore, Christopher Barzak, Jonathan Lethem, Lemony Snicket, nonché due autori sicuramente “letterari” che hanno rivendicato con orgoglio le loro brillanti incursioni fantascientifiche: Rick Moody e Joseph McElroy.
Fra i fumettisti, ci sono J.M. De Matteis e Rick Remender, mentre anche prima dell’adesione di Alan Moore, era già di tutto rispetto l’elenco dei firmatari di un parallelo progetto nato nel mondo dei comics, con – fra gli altri – Charlie Adlard, Mike Allred, David Lloyd, Darick Robertson.

Fin dal primo numero, su Next Station abbiamo fatto della difesa e della valorizzazione dei generi la nostra missione. Continuiamo a dimostrarlo a partire dalla scorribanda informale nel campo dei viaggi nel tempo dell’articolo di Giovanni De Matteo e Lanfranco Fabriani che rielabora e amplia un intervento tenuto a Roma in occasione della Notte dei ricercatori, il 24 settembre 2010. L’immaginario fantascientifico rivive trasfigurato nell’opera di Tullio Avoledo, tra i più acclamati autori degli ultimi anni, riletta da Alex Tonelli. Un’importante sezione di questo numero è dedicata all’arte, con un ritratto di Francis Bacon a firma di Francesca Fuochi: una collaborazione che speriamo di portare avanti. Emanuele Manco ricorda invece una stagione, quella di inizio anni ’90, particolarmente vitale nella storia del fumetto italiano: l’occasione gli è fornita dalla recente riedizione di un volume con la selezione del meglio delle storie presentate dalla storica rivista Cyborg. Nelle rubriche, per Pulse Sandro Battisti ci riporta al 1987, quando il gruppo inglese The Mission approdò a Roma per il suo primo concerto italiano; nell’angolo del Lettore Caotico Salvatore Proietti rilegge e amplia un intervento su Italo Calvino e sul rapporto tra scienza e letteratura nella cultura italiana apparso in precedenza su Robot (n. 60).
Nella sezione narrativa presentiamo racconti di Dario Tonani, Roberto Furlani e Fernando Fazzari. Tonani ci regala una storia ambientata nel surreale mondo di Infect@ e del suo seguito Toxic@, approdato nelle edicole lo scorso settembre. Furlani presenta un’edizione riveduta di Neuronica, uno scenario hi-tech pubblicato per la prima volta nel 2006 su Next n. 5. Per finire, l’interessante esperimento di Fazzari rielabora uno dei più celebri racconti gotici di Edgar Allan Poe nello stile dei mash-up tanto di moda, un gioco deliberato le cui note a margine sul processo di ri-scrittura mostrano la consapevolezza. Per la poesia Alex Tonelli ci porta a scoprire le liriche di Luca Minola.
Ai primi di ottobre, ci è giunta la dolorosa notizia della scomparsa di Vittorio Curtoni, che già su Next International avevamo prescelto tra i nostri numi tutelari (“spiritual guidance”). A partire dagli anni Settanta, Curtoni è stato artefice di un lavoro di scoperta, innovazione e valorizzazione che ha sprovincializzato la SF in Italia. Ma Vittorio è stato anche un amico, una persona di cui era impossibile trascurare la fenomenale carica umana che si accompagnava a una professionalità e una cultura fuori dal comune.
Next Station esiste grazie all’esempio di persone come lui. La sua figura continuerà a essere di ispirazione, ne siamo certi, con la stessa forza con cui continua a motivare noi. Buon viaggio, Vic, ovunque tu stia volando ora.
E a numero chiuso, anche se non ancora online, il 14 dicembre 2011 Firenze è stata invasa da un alieno cattivo, forse simile ai visitors, pochi giorni prima, autori del tentato pogrom di Torino. Seguendo la traiettoria dei nostri sogni, teniamoci pronti ad affrontare gli incubi.

Giovanni De Matteo & Salvatore Proietti

[In copertina: Underground, With Occasional Guns, di Marco Moschini.]
31/12/2011

Connections beyond borders: The Connectivist Manifesto di Connettivisti

We are the Keepers of Perception, Guardians of Fallen Angels, Wolves of the Stars. A collective of free, independent dreamers. We live in cyberspace, we are everywhere. We know no frontiers. This is our manifesto.

The Connectivist Manifesto is finally available in English translation, thanks to the work of Arielle Saiber, Salvatore Proietti & Giovanni De Matteo.

Leave your minds free to spread beyond the frontiers! [LEGGI TUTTO...]

MANIFESTO 2.0

Più conciso e diretto del precedente, pronto all'emergenza, renitente a ogni chiusura: perché essere tutto è l'unica possibilità, la sola sperabile consistenza. [LEGGI TUTTO...]

Next International # 01

The first international issue of our magazine, edited by Giovanni De Matteo and [LEGGI TUTTO...]