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Lino Aldani ci ha lasciati
di X

Il padre universalmente riconosciuto della fantascienza italiana si è spento nella notte tra il 30 e il 31 gennaio, per le conseguenze di una malattia.

Lino Aldani (nato a San Cipriano Po nel 1926) era considerato da tutti il padre della fantascienza italiana e, leggendo le sue opere, non è difficile comprenderne il motivo. Con Aldani, che esordisce negli anni '60 sulla rivista Oltre il Cielo, la fantascienza italiana diventa improvvisamente matura: si sveste dei complessi di inferiorità, perde le idiosincrasie di essere narrativa di imitazione plasmata sul modello d'Oltreoceano, e comincia ad acquistare una sua personalità inequivocabile. La lingua letteraria che non disdegna il registro lirico oppure elegiaco, la tensione morale, l'attenzione sociologica sono le caratteristiche che segnano la transizione di cui Aldani fu indiscutibile protagonista.

Emblematico di questa attitudine, ricordo con particolare piacere il suo romanzo breve Eclissi 2000, uscito nel 1979 e rivisto nel 2006 per la sua riedizione in Urania Collezione. L'apertura della collana dei classici agli italiani non poteva che cominciare da Aldani. Eclissi 2000 è rappresentativo della letteratura di Aldani: atmosfera oppressiva a soffocare la sfera della quotidianità dei protagonisti, la carica ideologica capace di non degenerare mai in assolutismo dogmatico ma anzi portata a porre continuamente in discussione i termini del mondo, una visionarietà da brividi ma mai sfoggiata e sempre funzionale al racconto, rendono questo lavoro uno dei più importanti partoriti dalla fantascienza italiana. E non è un caso nemmeno che Aldani fosse arrivato all'estero, tradotto in Russia e in Giappone oltre che in altre 14 lingue.

La notizia ha suscitato un coro di reazioni commosse nella comunità della fantascienza italiana, per una volta tutta riunita a piangere la scomparsa di un Maestro. Segnaliamo qui di seguito i necrologi:
- di Ugo Malaguti sul sito di Elara Libri (con cui Aldani collaborava nelle vesti di co-curatore della rivista Futuro Europa);
- di Giuseppe Lippi sul blog di Urania;
- di Vittorio Catani sul suo blog;
- di Carmine Treanni sul suo blog;
- di Fantascienza.com, con un recupero speciale di contributi critici, saggistici e narrativi sulla sua opera.

In questa sede voglio ricordarlo, come già fatto altrove, con una citazione estratta da un'intervista di qualche anno fa:

"Gli anni 2000 sono arrivati a vuoto, inutilmente; tante cose che avrebbero dovuto mettersi a posto, invece si sono aggravate. 2002, 2003, 2004, un anno vale l’altro… Qui non si muove niente, è questo il grave. Non so dirlo con precisione, ma non siamo pronti a gestire il futuro. Ci siamo capitati in mezzo e non ce la facciamo. Negli anni Sessanta e Settanta c’è stato un ottimismo della volontà che ci ha fatto sperare, ma col passare degli anni ha avuto la meglio il pessimismo della ragione. A meno di non cambiare radicalmente il nostro atteggiamento in direzione bioetica, il mondo andrà incontro a un’immane distruzione di risorse, capacità e forme di vita. Non vedere questo equivale ad essere perduti. Una delle cose che l’umanità non vuole assolutamente capire è che da quando è iniziato un certo tipo di sviluppo, non abbiamo fatto un momento di pausa. Stiamo continuando ad andare avanti in progressione geometrica, prosciugando tutto quello che avremmo dovuto conservare per il futuro. Le attese socialiste, che condividevamo in tanti, non si sono verificate. Sì, ci ho creduto a lungo, ma ormai l’unica rivoluzione che possiamo fare consiste nel coraggio di sopportare l’attuale situazione. E’ già un pensiero rivoluzionario, perché non vuol dire condividere ma sopportare un certo stato di cose.
"Scrivere science fiction ha ancora un senso? Sì, ma solo a patto di mettere in risalto la pars destruens, non la pars construens. Altrimenti ci limiteremmo ad andare avanti solo perché siamo nel campo e la conosciamo".

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