>Racconti
Di altri uomini e di altre donne
di X

Lasciatemi spendere poche parole inutili nel disperato tentativo di recuperare una vaga parvenza del mio antico essere. Ne ho bisogno, ora come ora, mentre un passo dopo l'altro, un respiro dietro l'altro mi avvicino al gelido splendore della Luce. Per anni ho dominato le forze contrarie responsabili dell’inevitabile degrado dell'energia e, piegando al mio volere il flusso stesso del tempo e della vita, mi sono concesso il lusso di una esistenza al di là della sottile linea di confine tra gli opposti poli del bene e del male. Per tutto questo tempo ho goduto delle mie possibilità, ho approfittato della nuova condizione e mi sono persino costretto a regolamentarla, normalizzando per quanto possibile la mia esistenza. Ma poi sono giunto a un punto di non ritorno: ho superato un maledetto orizzonte degli eventi e ora scivolo progressivamente, inesorabilmente verso il centro di gravità delle mie oscure ossessioni. E intanto continuo a sentire la musica dei morti, mentre il richiamo dei non-morti mi chiama insistente, cercando di trattenermi nel mio limbo privato fatto di solitudine e desolazione.

Come ha avuto inizio tutto? Con una donna, ovviamente: c’è sempre una donna all'origine di ogni cosa. E questa – quanto ne ero convinto! – valeva bene la pena di una discesa all'inferno: non posso lamentarmi se adesso ho ottenuto ciò che volevo. Il suo nome era Jade, ma ancora non lo sapevo quando la vidi la prima volta. Era immersa nella folla, ma un raro, singolare splendore pareva emanare dalla sua presenza, uno splendore antico e inesplicabile che la rendeva unica e degna di nota in mezzo alla moltitudine di corpi danzanti che si dimenavano nel consueto scenario orgiastico del baccanale psichedelico. Il primo sguardo congelò l'interno dei Giardini di Xanadu in una scena sospesa, interrotta, in precario equilibrio tra il movimento dell'essere e la dissoluzione del vuoto. Era lontana perché potessi cogliere il significato del messaggio che mi stava lanciando o forse, nel tentativo di strapparmi con l'ignoranza alla disperazione, volevo solo evitare di ascoltare le parole che sentivo sussurrare dentro di me. Restai assorto in contemplazione di lei: corti capelli neri incorniciavano con eleganza il suo viso da divinità mesopotamica, la pelle color ambra rifletteva la carezza delle luci suadenti. Dovetti fare appello ad ogni minimo scampolo di ragione per strapparmi alla gravità del suo sguardo. Quasi preda di un black-out dei sensi, mi estraniai dal mondo per recuperare la lucidità solo diversi minuti più tardi.

Sublime e spettrale come un'apparizione celeste, mi raggiunse nel corso del mio pellegrinaggio notturno senza meta. La luce delle lampade ai vapori di mercurio immergeva le strade della città in una atmosfera rarefatta e sepolcrale. Attraversavo un deserto urbano in balìa della notte, quando alle due il traffico si riduce a una manciata di transiti per lo più palesati dall'eco remota della risacca sull'asfalto umido e consunto.